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Vaccini stabulogeni: attività delle Officine Farmaceutiche degli IIZZSS

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Il 28 maggio, presso l’Aula Gualandi, si è tenuto l’incontro di aggiornamento “Vaccini stabulogeni: attività delle Officine Farmaceutiche degli IIZZSS”, dedicato all’approfondimento delle più recenti attività e prospettive legate all’impiego dei vaccini stabulogeni in ambito veterinario.

L’evento ha rappresentato un’importante occasione di confronto tra i professionisti degli Istituti Zooprofilattici Sperimentali che, da anni, operano nel settore della produzione di prodotti biologici. In un contesto sanitario sempre più orientato alla strategia One Health, i vaccini stabulogeni assumono infatti un ruolo di crescente rilevanza quale strumento di prevenzione e di contenimento dell’utilizzo degli antibiotici, contribuendo concretamente al contrasto del fenomeno dell’antimicrobico-resistenza.

Il prof. Gaetano Donofrio, docente di Malattie Infettive presso il Dip. di Scienze Medico-Veterinarie dell’Università di Parma, ha aperto i lavori illustrando i principali meccanismi alla base dello sviluppo della risposta immunitaria conseguente all’intervento vaccinale. Nel corso del suo intervento è stato inoltre evidenziato il ruolo strategico della profilassi vaccinale nella prevenzione delle malattie infettive, sia in ambito veterinario sia umano, sottolineando come l’approccio preventivo rappresenti oggi uno degli strumenti più efficaci per la tutela della salute pubblica.

La giornata è quindi proseguita con una serie di relazioni tecniche dedicate ai diversi aspetti che caratterizzano il processo produttivo e regolatorio dei vaccini stabulogeni. Ampio spazio è stato riservato ai percorsi autorizzativi necessari per l’introduzione di nuove produzioni, con approfondimenti sulle procedure attualmente in uso e sulle prospettive di evoluzione normativa. Sono stati inoltre affrontati i temi inerenti ai controlli previsti durante le varie fasi della produzione, con particolare attenzione allo sviluppo e all’applicazione di metodiche in vitro innovative, finalizzate a ridurre progressivamente il ricorso al modello animale.

Sono seguite relazioni sul ruolo degli adiuvanti, considerati componenti fondamentali nella formulazione vaccinale per la loro capacità di modulare e potenziare la risposta immunitaria, ed alcune esperienze produttive specifiche legate ai settori della pescicoltura e dei ruminanti, ambiti nei quali i vaccini autogeni rappresentano strumenti sempre più importanti per la gestione sanitaria degli allevamenti.

L’incontro ha inoltre favorito un proficuo confronto tra le diverse Officine Farmaceutiche degli IIZZSS sulle prospettive future del settore, anche alla luce del nuovo Regolamento esecutivo europeo attualmente in fase di elaborazione. L’introduzione del nuovo quadro normativo potrebbe infatti comportare significativi cambiamenti nell’organizzazione delle attività produttive, orientando sempre più il sistema verso l’applicazione delle Buone Norme di Fabbricazione (GMP), con l’obiettivo di garantire standard qualitativi sempre più elevati.

Proprio in previsione di tali sviluppi normativi, il Ministero della Salute ha promosso il progetto istituzionale neoVAX, coordinato dall’IZS Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta, finalizzato alla costruzione di un percorso condiviso di armonizzazione delle procedure, dei controlli di qualità e dei criteri di valutazione dell’impiego dei vaccini autogeni.

Nell’ambito del progetto, è stata colta l’occasione per organizzare la prima riunione in presenza del gruppo di lavoro. All’incontro hanno partecipato tutti gli Istituti coinvolti, coordinati dalla dott.ssa Maria Goria, dirigente biologa dell’IZS Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta e responsabile scientifica del progetto. La riunione ha consentito di definire le principali linee operative dei diversi Work Package e delle attività previste, con l’obiettivo di rafforzare ulteriormente la rete degli IIZZSS quale strumento di sanità pubblica per la gestione, il controllo e lo sviluppo dei vaccini stabulogeni.

 

Allegati: i docenti e partecipanti al corso

Resistenza agli anticoagulanti in ratti e topi: IZSLER attiva un nuovo servizio analitico

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L’IZSLER ha attivato un nuovo servizio analitico dedicato al monitoraggio della resistenza ai rodenticidi anticoagulanti nei roditori sinantropici, basato su analisi genetico-molecolari.

L’attività consente l’identificazione di mutazioni del gene VKORC1, coinvolto nei meccanismi di resistenza in ratti e topi, e si inserisce nelle azioni di sorveglianza a supporto della valutazione dei programmi di controllo delle popolazioni di roditori.

Come evidenziato da uno studio condotto da ricercatori dell’Istituto e pubblicato sulla rivista Pest Management Science (DOI: 10.1002/ps.8652), la diffusione della resistenza ai rodenticidi rappresenta un aspetto rilevante anche per la sanità pubblica, poiché può ridurre l’efficacia delle misure di contenimento di specie coinvolte nella trasmissione di agenti patogeni. Lo studio sottolinea pertanto l’importanza di disporre di strumenti analitici specifici per supportare strategie di gestione più efficaci e consapevoli.

Con l’attivazione di questo servizio, l’IZSLER mette a disposizione di enti pubblici e operatori del settore un supporto analitico qualificato per il monitoraggio e la gestione delle popolazioni di roditori, anche in un’ottica di tutela della salute pubblica.

Per informazioni sulle modalità di accesso e sulle tipologie di analisi disponibili, è possibile contattare i laboratori IZSLER competenti tramite i canali istituzionali.

D. MS. 26 gennaio 2026

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Sulla Gazzetta Ufficiale del 16 maggio 2026 (GU Serie Generale n. 112) è stato pubblicato il Decreto del Ministero della Salute 26 gennaio 2026, recante «Individuazione delle malattie animali diverse dalle malattie elencate dal Regolamento (UE) 2016/429, in attuazione dell’articolo 1, comma 2, del Decreto Legislativo 136/2022». Tale Decreto entrerà in vigore il 31 maggio prossimo.

Il provvedimento definisce un elenco di otto malattie animali, non elencate nel Regolamento, che a livello nazionale comportano un rischio sanitario significativo e alle quali sono applicabili le disposizioni della normativa comunitaria.

Tali malattie sono: l’agalassia contagiosa degli ovini e dei caprini, la leptospirosi (limitatamente al sierogruppo Icterohaemorrhagiae), l’infezione da Streptococcus agalactiae, la leishmaniosi, l’artrite encefalite virale caprina (CAEV), la mixomatosi, la malattia emorragica virale del coniglio (MEV) e l’infezione da SARS CoV2. A parte quest’ultima (inclusa nelle categorie A, D, E), sono tutte classificate nella categoria E che prevede l’attività di sorveglianza e comporta l’obbligo di notifica (tempestivamente e comunque entro 12 ore), alle Autorità Competenti, dei casi e dei focolai rilevati sul territorio nazionale. Le specie o gruppi di specie a cui si applicano le disposizioni sono riportate nell’allegato al Decreto.

In particolare, tra le otto malattie ne sono incluse tre che fanno capo a due Centri di Referenza Nazionali ospitati da IZSLER: quello per la leptospirosi e quello delle malattie virali dei lagomorfi. Per tali Centri, il nuovo quadro normativo rappresenta quindi un’importante opportunità per rafforzare la raccolta delle segnalazioni, migliorare la conoscenza dell’andamento epidemiologico delle malattie, approfondire le caratteristiche degli agenti eziologici e supportare le attività di prevenzione e controllo sul territorio.

ClassyFarm, il modello IZSLER diventa riferimento globale contro l’antibiotico resistenza

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ClassyFarm, il sistema nato e sviluppato dall’Istituto Zooprofilattico Sperimentale della Lombardia e dell’Emilia-Romagna in collaborazione con il Ministero della Salute, compie un salto di scala internazionale: la FAO lo ha scelto come piattaforma di riferimento mondiale nella lotta all’antimicrobico‑resistenza. Una decisione che premia l’efficacia scientifica del modello e la sua capacità di ridurre in modo strutturale l’uso di antibiotici negli allevamenti, una delle sfide sanitarie più urgenti del nostro tempo.

«ClassyFarm – spiega il Dott. Giorgio Varisco, direttore generale IZSLER – unisce insieme 4 elementi: consumo di farmaci, livelli di biosicurezza, benessere animale e grado di antibiotico‑resistenza», un approccio integrato che permette di misurare e controllare i fattori che portano all’abuso di antimicrobici. La FAO ha riconosciuto proprio questa forza: la capacità di trasformare dati complessi in strumenti gestionali concreti per gli allevatori, favorendo un miglioramento continuo e misurabile.

Il sistema, oggi adottato dal 98% degli allevamenti italiani, è stato inserito nel progetto globale RenoFarm (Reduce the Need for Antimicrobials for Sustainable System Transformation), il programma decennale lanciato nel 2024 per aiutare i Paesi a ridurre l’uso di antimicrobici nei sistemi agroalimentari. Una scelta motivata dai risultati già ottenuti in Italia: nel settore avicolo la riduzione degli antibiotici ha superato il 90%, mentre nella filiera suinicola ha oltrepassato il 60%, portando alla nascita di allevamenti “antibiotic free”.

Si tratta di una svolta cruciale per la salute pubblica globale. Secondo le stime internazionali, oltre il 70% degli antimicrobici venduti nel mondo viene impiegato negli animali destinati alla produzione alimentare. Senza un’inversione di rotta, entro il 2050 l’antibiotico-resistenza rischia di diventare la principale causa di morte a livello mondiale, superando patologie come tumori e malattie cardiovascolari.

Il salto di scala internazionale è iniziato con la prima missione ufficiale a Chongqing, nell’Ovest della Cina. La delegazione dell’IZSLER, con il fondamentale supporto dell’ IFFSS (International Foundation For Food Security and Safety) ha presentato la piattaforma a istituzioni, Dipartimento agricoltura e sviluppo rurale di Chengdu, ambasciata italiana e ICE (istituto per il commercio estero) (Pechino), Università di Veterinaria, Sichuan Agricultural University  (Chengdu), China Agricultural -university (Pechino) e organizzazioni agricole cinesi, China meat association registrando un forte interesse.

In particolare presso le università sono stati siglati accordi di collaborazione per programmi di studio e ricerca congiunti e presso le istituzioni e associazioni gli incontri hanno avuto l’obiettivo di far conoscere le garanzie scientifiche ed i sistemi di controllo italiani che garantiscono le produzioni nazionali e possono assicurare la sicurezza dell’esportazione anche dei prodotti di salumeria dall’Italia alla Cina  a fronte dell’attuale situazione epidemiologica della peste Suina africana. Il Dott. Giovanni Loris Alborali, direttore Sanitario IZSLER, sottolinea che «il sistema di raccolta e trasparenza dei dati ha dato chiaro esempio di come la gestione nazionale del Ministero della Salute e delle Regioni sia in grado di controllare le malattie negli animali e garantire la sicurezza delle produzioni alimentari», evidenziando come ClassyFarm unisca benessere animale, sostenibilità ambientale e sicurezza alimentare.

 

 

L’interesse cinese ha già portato alla proposta di un progetto pilota dedicato al suino nero locale, che prevede l’applicazione di ClassyFarm nella filiera, e alla firma di un memorandum of understanding con la Sichuan Agricultural University per collaborazioni scientifiche e formazione di ricercatori.

 

 

A Pechino, inoltre, l’incontro con la China Meat Association ha aperto nuove prospettive commerciali. Oltre al valore sanitario, l’adozione globale di ClassyFarm rappresenta un valore aggiunto per l’export agroalimentare italiano. Mostrare ai mercati esteri – come quello cinese – un sistema di controllo scientifico così rigoroso permetterà di aumentare la credibilità e la tutela delle produzioni Made in Italy nel mondo.

AGGIORNAMENTO AFTA EPIZOOTICA: DIFFUSIONE DEL SIEROTIPO AFTOSO SAT 1 IN EURASIA

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L’afta epizootica è tornata al centro dell’attenzione a causa di nuove dinamiche di diffusione del virus che destano crescente preoccupazione. Tradizionalmente, nei Paesi endemici, si è soliti considerare la malattia come distribuita in “pool” geografici, ciascuno caratterizzato dalla presenza di specifici sierotipi. Negli ultimi anni, tuttavia, questa suddivisione si è rivelata sempre meno rigida. Sempre più frequentemente si osservano infatti incursioni di ceppi appartenenti a determinati pool in aree geograficamente molto distanti dal loro abituale ambito territoriale. Emblematico è il caso dell’introduzione in Nord Africa di ceppi provenienti dal Sud America, così come il più recente spostamento del sierotipo SAT 2, storicamente confinato nel continente africano, verso numerosi Paesi del Medio Oriente.

Attualmente, però, è il sierotipo SAT 1 a suscitare le maggiori preoccupazioni. Anch’esso, fino a tempi recenti, era considerato tipicamente africano. Da gennaio 2025 è stato segnalato in Iraq, Egitto, Kuwait, Turchia, Azerbaijan, Libano, Israele e Cipro. A metà marzo è stato inoltre isolato sull’isola greca di Lesbo, segnando un’ulteriore incursione del virus nel territorio dell’Unione Europea, con il coinvolgimento di bovini e piccoli ruminanti e un totale di 17 focolai.

Nei primi giorni di aprile, il sierotipo SAT 1 è stato identificato anche nella Cina nord-occidentale, nelle regioni di Gansu e Xinjiang Uyghur, al confine con la Russia. Attualmente risultano colpiti 219 animali, appartenenti a due allevamenti, per un totale di 6.299 capi esposti. La crescente dinamicità epidemiologica di questa malattia, associata ad una forte instabilità geo-politica di molti paesi, evidenzia l’importanza di mantenere elevati livelli di allerta, al fine di garantire una risposta tempestiva in caso di introduzione del virus.

Una nuova esperta designata per il Laboratorio di Referenza WOAH per la Mixomatosi

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Alla fine di marzo, con una comunicazione ufficiale del dott. Baba Soumaré, Vicedirettore Generale della WOAH per International Standards and Science, è stata formalizzata la nomina della nuova esperta designata presso il Laboratorio di Riferimento WOAH per la Mixomatosi dei conigli.

L’IZSLER si conferma, a oggi, l’unico Laboratorio di Riferimento WOAH per questa malattia a livello mondiale, riconoscimento ottenuto nel 2012 e mantenuto nel tempo grazie all’elevata qualità dell’attività scientifica svolta.

La dott.ssa Patrizia Cavadini subentra al dott. Antonio Lavazza, recentemente collocato a riposo. Nel corso degli anni, la dott.ssa Cavadini ha collaborato strettamente con il dott. Lavazza, che ha diretto il laboratorio con grande competenza, contribuendo a renderlo un punto di riferimento internazionale per la mixomatosi.

Alla dott.ssa Cavadini e al suo gruppo di lavoro vanno le congratulazioni per la nomina, con l’augurio di proseguire il percorso di eccellenza tracciato, garantendo continuità, competenza e autorevolezza a livello internazionale.

Sanità pubblica integrata: al via il Master in One Health e ClassyFarm

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Sanità pubblica integrata: al via il Master in One Health e ClassyFarm

Un percorso formativo per affrontare le sfide della salute globale  tra uomo, animale e ambiente

 

Brescia, 14 aprile 2026 – Prende il via a Brescia il Master universitario di II livello in “One Health e ClassyFarm”, un percorso innovativo dedicato alla formazione di professionisti capaci di affrontare le sfide della sanità pubblica integrata.  Il Master  è promosso dall’Università di Brescia in collaborazione con l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale della Lombardia e dell’Emilia-Romagna “Bruno Ubertini” (IZSLER) e con la Fondazione Iniziative Zooprofilattiche e Zootecniche “Angelo Pecorelli”.

Il percorso nasce per formare professionisti altamente qualificati in grado di affrontare le sfide della sanità pubblica integrata, secondo l’approccio One Health, che riconosce l’interconnessione tra salute umana, animale e ambientale e rappresenta oggi un riferimento strategico a livello nazionale e internazionale.

Alla conferenza stampa di questa mattina presso la sede della Fondazione, sono intervenuti il Rettore dell’Università di Brescia Francesco Castelli, il Direttore del Master Gianni Gilioli, il Direttore Generale Giorgio Varisco e il Direttore Sanitario Giovanni Loris Alborali in rappresentanza dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale della Lombardia e dell’Emilia-Romagna “Bruno Ubertini” (IZSLER) e il Consigliere della Fondazione  Iniziative Zooprofilattiche e Zootecniche “Angelo Pecorelli” Francesco Bettoni.

Il Master offre una formazione avanzata nelle aree della sanità pubblica veterinaria, della sicurezza alimentare e della gestione del rischio lungo le filiere agro-zootecniche. Particolare attenzione è dedicata all’utilizzo del sistema ClassyFarm, strumento innovativo per la categorizzazione delle aziende in base al rischio, che integra indicatori relativi al benessere animale, alla biosicurezza, al consumo di antibiotici e alle rilevazioni al macello, sia nell’ambito dei controlli ufficiali sia dell’autocontrollo. L’obiettivo è quello di sviluppare competenze scientifiche, tecniche e decisionali utili a interpretare i dati, valutare i rischi e supportare processi decisionali efficaci a tutela della salute pubblica.

Formiamo professionisti in grado di governare la complessità dei sistemi sanitari contemporanei, in cui salute umana, animale e ambientale sono strettamente interconnesse“, sottolinea il Prof. Gianni Gilioli, Direttore del Master, “figure capaci di analizzare i dati, valutare il rischio e tradurre le evidenze scientifiche in decisioni operative a tutela della salute pubblica“.

Il Master è strutturato per offrire una visione di elevato valore scientifico che vuole integrare le tematiche trattate in una visione internazionale e garantire l’esperienza operativa necessaria per affrontare le sfide di una moderna e innovativa Sanità Pubblica”, conclude il Dr. Giorgio Varisco Direttore Generale dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale della Lombardia e dell’Emilia-Romagna “Bruno Ubertini” (IZSLER).

Il Master significa la ripartenza dalla collaborazione storica attuata dagli anni ’70 con l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale della Lombardia e dell’Emilia Romagna per rilanciare il livello di competitività del sistema agro-alimentare bresciano in momenti molto complessi in cu i temi dell’internazionalizzazione sono fondamentali per la crescita e lo sviluppo dell’economia e della società dei nostri territori” aggiunge il Dr. Francesco Bettoni, Consigliere della Fondazione Iniziative Zooprofilattiche e Zootecniche.

 

 

Progetto Interreg “SAI: Salvaguardia Acquae Insubriae. Salvaguardare i laghi, proteggere la vita: innovazione e natura in azione”

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Si è svolto martedì 31 gennaio presso l’Università degli Studi dell’Insubria a Varese il kick-off meeting del progetto Interreg “SAI: Salvaguardia Acquae Insubriae. Salvaguardare i laghi, proteggere la vita: innovazione e natura in azione”.

Il progetto vede coinvolto IZSLER insieme a partner italiani quali ATS Insubria, capofila del progetto, e Università degli Studi dell’Insubria e a partner elvetici quali la Scuola Universitaria Professionale della Svizzera italiana (SUPSI) e il Laboratorio Cantonale del Ticino. Il progetto ha lo scopo di monitorare, tramite un approccio One Health, lo stato di salute dei laghi transfrontalieri insubrici, ovvero il lago Maggiore e il lago di Lugano, attraverso analisi microbiologiche e chimiche su pesci e acque. Per IZSLER saranno coinvolte principalmente le Sedi Territoriali di Binago e Bergamo e il Reparto Chimico di Bologna.

SAI è un’importante occasione di collaborazione transfrontaliera che permetterà agli Enti sanitari coinvolti di sviluppare un approccio comune al monitoraggio sanitario ed ecologico degli ecosistemi acquatici e per affrontare sinergicamente le problematiche sanitarie in ambito lacustre, condividendo protocolli e conoscenze.

 

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L’IZSLER ricorda il Dott. Maurizio Zavanella

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È venuto a mancare, nei giorni scorsi, il dott. Maurizio Zavanella, dirigente biologo dell’Istituto dove ha svolto per intero la sua attività professionale dal 1966 al 1998.

Il dott. Zavanella, laureatosi all’Università di Padova nel 1965 con una tesi sui micobatteri tubercolari e atipici, ha sempre lavorato, tranne una parentesi iniziale (in cui si è occupato di diagnosi delle pesti suine) nel settore della batteriologia. Ha iniziato con la produzione di tubercoline e di antisieri diagnostici da utilizzare nella caratterizzazione delle salmonelle: per queste ultime, si deve a lui la creazione di un servizio centralizzato, dedicato alla sierotipizzazione, attivo ancora oggi.

Ma l’ambito al quale il dott. Zavanella si è maggiormente dedicato è quello della sicurezza alimentare: ha infatti avviato, nel 1972, il laboratorio di microbiologia degli alimenti che ha diretto fino al collocamento a riposo.

Gli va riconosciuto inoltre di avere intuito per primo l’importanza di disporre di protocolli codificati per l’attività di laboratorio, una sorta di embrione di Sistema Qualità che negli anni 1970-80 si tradusse nella redazione dei “Quaderni” che venivano distribuiti a tutte le strutture dell’Istituto.

Infine, ma non da ultimo, il dott. Zavanella teneva particolarmente alla trasmissione delle sue conoscenze, in particolare ai giovani laureati che considerava un po’ tutti suoi allievi: docente alla Scuola per la Ricerca Scientifica ha continuato, dopo la pensione, a organizzare corsi e a realizzare pubblicazioni per la Fondazione Iniziative Zooprofilattiche e Zootecniche fino al 2018.

A lui, per la sua attività professionale, scientifica e didattica va il ringraziamento dell’Istituto: in particolare, ma non solo, il personale che con lui ha collaborato e che successivamente ne ha continuato l’attività ne conserverà sempre un prezioso ricordo.

Concluso il meeting finale di ImdiTBap: risultati condivisi con i partner europei del progetto ICRAD

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Il 24 marzo si è svolto il sesto e ultimo meeting del progetto ImdiTBap “Improving the diagnosis of tuberculosis in domestic ruminants through the use of new antigens and test platforms”, un momento chiave per fare il punto sui risultati raggiunti e delineare le prospettive future.

All’incontro hanno partecipato i membri del consorzio del progetto europeo ICRAD, con partner presenti in sede provenienti da Spagna e Irlanda, mentre i colleghi di Regno Unito e Turchia si sono collegati da remoto. Tra i partecipanti anche Douwe Bakker, in qualità di scientific advisor, ricercatore di rilievo internazionale noto per i suoi contributi scientifici nello studio della tubercolosi bovina e della paratubercolosi, che ha offerto un prezioso apporto al confronto scientifico.

Il consorzio ha riunito competenze di alto profilo a livello europeo: dalla Spagna hanno partecipato i ricercatori del centro di referenza europeo per la tubercolosi VISAVET e dell’Instituto de Salud Carlos III; per l’Italia erano presenti IZSLER, sede del Centro di Referenza Nazionale per la tubercolosi bovina, e Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Mezzogiorno, che ospita il Centro di Referenza Nazionale sull’Igiene e le Tecnologie dell’Allevamento e delle Produzioni Bufaline (CRENBUF); dall’Irlanda ha contribuito il laboratorio di ricerca in diagnostica e immunologia della tubercolosi dell’University College Dublin; dal Regno Unito ha partecipato Animal and Plant Health Agency, impegnata nella gestione della tubercolosi bovina e centro di referenza WOAH.

La tubercolosi bovina rappresenta una sfida significativa per la salute animale e pubblica a livello globale, essendo anche una causa rilevante di tubercolosi zoonotica, soprattutto nei Paesi a basso e medio reddito. L’approccio “One Health” riconosce che l’eradicazione della tubercolosi negli animali ha un impatto diretto sulla riduzione della zoonosi nell’uomo.

In questo contesto, il progetto ImdiTBap si è posto l’obiettivo di migliorare le strategie diagnostiche, superando i limiti dei test tradizionali basati su tubercoline (derivati proteici purificati), attraverso l’impiego di antigeni definiti, piattaforme innovative e nuovi test sierologici. Questi strumenti sono stati validati su ruminanti domestici – bovini, caprini e bufali – in diversi contesti epidemiologici, valutando anche l’esposizione ambientale ai micobatteri non tubercolari e identificando le combinazioni ottimali di test per accelerare l’eradicazione della BTB.

Durante il meeting sono stati presentati i principali risultati dello studio, le metodologie adottate e le possibili applicazioni future, confermando la rilevanza internazionale della collaborazione tra i partner.

La partecipazione di team provenienti da diversi Paesi ha favorito uno scambio proficuo di esperienze scientifiche e metodologiche, contribuendo a rafforzare la rete europea di ricerca nel settore veterinario.

Con questo incontro conclusivo, IZSLER conferma il proprio impegno nella ricerca veterinaria di eccellenza e guarda con entusiasmo a future collaborazioni internazionali, nella convinzione che il lavoro condiviso continui a generare innovazione, conoscenza e benefici concreti per la salute animale e la sicurezza alimentare.